Vendesi Informazione


Sta per nascere. Dopo anni di travaglio, per la fine dell’anno è previsto l’arrivo della piattaforma che farà da apripista nella strada del web a pagamento.

Google NewsPass è il servizio che permetterà di acquistare i singoli articoli dei giornali sulla rete.

Rispetto alla concorrenza (vedi Apple Store) Google non venderà il giornale legato al “brand name” ma permetterà letture frammentarie dei singoli pezzi. Roba da lettore multi-taskin del Web 2.0.

L’accesso ai contenuti a pagamento (che potranno essere testi, video, audio, fotografie) avverrà previa registrazione, dove si forniranno le credenziali di addebito. Una volta effettuata la ricerca su web si potrà decidere di acquistare i contenuti, tramite micro pagamenti o abbonamenti.
NewsPass sarà accessibile da diverse piattaforme come telefoni cellulari, iPad e table pc.

Il principio guida di NewsPass consiste nel fatto che l’offerta non è rivolta solo ai lettori virtuali. Google spera di coinvolgere anche gli editori che avranno modo di utilizzare un’infrastruttura unica per il web per monetizzare i propri contenuti. “Da parte nostra”, conferma Henrique De Castro, vicepresidente di Google per i global media, “c’è la volontà di diventare partner”, e non avversari. 


Questa volta Google gioca d’anticipo e per prevenire il pericolo di nuove accuse di egemonia, ha già fatto sapere di essere disponibile alla condivisione di tutte le informazioni che deriveranno dall’utilizzo del servizio. I dati sul traffico e profili degli utenti saranno messi in comune con i partner mentre Google avrà “l’esclusiva” sui processi di autenticazione, assistenza e fatturazione.

Per avere qualche cifra concreta dobbiamo aspettare ancora un po’. Il gigante di Mountain View ha anticipato però che la maggior parte del ricavo rimarrà ai produttori di contenuti.

La lunga marcia del paypress online è appena iniziata.

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COPIA E INCOLLA


SOTTOLINEO CHE HO L’AUTORIZZAZIONE SCRITTA DELL’AUTRICE DEL POST, CHIARA VITALI.

HO TROVATO INTERESSANTE IL SUO POST, COSì LO PUBBLICO (GIUSTO PER FARE NUMERO °_°)

ATTENTI A QUELLO CHE DIGITATE

Non ho molto tempo per cercare in rete o sui quotidiani una notizia da approfondire qui, come credo tutti coloro che domani devono sostenere due esami; non voglio, però, abbandonare il mio blog proprio il giorno prima del confronto (chiamiamolo così, è meno minaccioso) con il professore, quindi mi sono ricordata di un libro che avevo letto per un altro esame, Dilettanti.com di Andrew Keen (De Agostini, Novara, 2009). Mi è piaciuto in modo imbarazzante e lo cito tutte le volte che voglio avvertire qualcuno sui pericoli di internet. In particolare, ne ricordo un pezzo molto inquietante, a cui ho pensato anche quando ho “dovuto” aprire questo spazio. Lo riassumo:

Nella primavera del 2006 Tizia, sposata, conosce virtualmente un altro uomo, con cui inizia a flirtare e che infine decide di incontrare: tra marzo e la fine di maggio la donna texana fa 2393 domande a un motore di ricerca, AOL, per esempio E’ giusto fare sesso al primo incontro con un amante virtuale?, Cosa piace agli uomini? Il sesso con il mio amante virtuale è stato terribile, Dio punisce l’adulterio? e altre questioni intime relative al corpo maschile e femminile e alla sessualità in generale.
Peccato che a causa di un disguido tecnico, tutto ciò, comprese le mutandine che usa e molto peggio, sia stato reso pubblico sul web.

Questa vicenda mi fa rabbrividire e mi ha reso molto paranoica, non perchè le mie ricerche tramite Google siano particolarmente strane o scabrose, ma perchè qualsiasi oggetto di ricerca, senza essere contensualizzato, può dare origine a imbarazzanti malintesi.
Se scrivessimo giorno per giorno le ricerche che facciamo in Internet, sarebbe come tenere un diario: ogni ricerca nasce da un certo umore, da una necessità, da una voglia, e sarebbe una scioccante violazione della privacy se tutto ciò venisse pubblicato.
Ormai si sa che non si può mai cancellare totalmente le nostre tracce dal mondo virtuale, men che meno se si è tecnologicamente inabili come me; immaginate quindi la mia faccia quando ho letto questa vicenda, anche se sono sicura che i ragazzi dovrebbero avere più paura di me…Vero?!?!

Intervista Doppia


HANNO PARTECIPATO:

Anna Guidazzi (vai al Blog)

Barbara Venturini (vai al Blog)

Matej Milanovic (vai al Blog)

Chiara Vitali (vai al Blog)

Intervista Doppia [Backstage]


Stefania Corporation


Intranet. Per capire cos’è e come funziona, il gruppo di studio disperato ha fondato la “Stefania Corporation”, un’istituzione senza fini di lucro, con sede al Parco Ducale di Parma, che mi vede presidente all’unanimità dei voti. L’azienda ha quattro dipendenti: Anna Guidazzi, responsabile gestione risorse (appunti), Roberta Moscato e Matej Milanovic, controllo delle risorse, Barbara Venturini, addetta alle pulizie. Io come ogni presidente faccio poco e niente.
La comunicazione all’interno della mia azienda avviene grazie ad una rete locale: Intranet. Grazie a questa facilito la comunicazione e l’accesso alle informazioni (problemi tecnici solo quando piove).
E’ una cassetta degli attrezzi ideale per chi lavora. Questa rete è accessibile solo dal mio personale e solo sul luogo di lavoro. Il limite di Intranet è la staticità: il suo valore di comunicazione è uguale a zero. Manca la diretta, ovvero la realtà del momento. Immagini e contenuti sono essenziali.
Per migliorare il lavoro dei miei dipendenti dovrei apportare delle modifiche alla rete, aumentando il grado di interattività riducendo il contenuto statico di informazioni. Migliorando l’interattività, migliorerei i flussi di lavoro.
Come supporto a Intranet ho installato all’interno della Stefania Corporation tv e radio interne, grazie alle quali sono in contatto con loro in tempo reale.
Alcuni dei nostri più fedeli clienti hanno chiesto di poter accedere alla nostra rete per tenersi sempre aggiornati sulle attività dell’azienda. Come si può fare? La risposta è Extranet, ovvero una estensione della rete LAN che permette a soggetti non operanti della rete di accedere a informazioni e servizi. Il ragazzo del parco, a pochi metri da noi, ringrazia.

STAFF:

PRESIDENTE: Stefania De Cesare
RESPONSABILE GESTIONE RISORSE: Anna Guidazzi
CONTROLLO RISORSE: Roberta Moscato e Matej Milanovic
ADDETTA ALLE PULIZIE: Barbara Venturini

Quel lusso chiamato diretta


In Corea la censura ha cancellato anche i sentimenti: l’entusiasmo del calcio d’inizio, la rabbia per un goal sbagliato, la delusione per un goal subito, la gioia finale del goal segnato. Tutto questo non è concesso alla popolazione coreana fatta di robot in carne e ossa.
Il regime nordcoreano che controlla l’informazione in ogni settore, deciderà a sua discrezione se e cosa far vedere della partita. Il match tra Brasile e Corea del Nord, quindi, verrà trasmesso in differita. Quando il mondo saprà, loro ignoreranno.

Cosa vuol dire differita? Differita è quando l’informazione è diffusa successivamente al momento in cui si sono svolti i fatti. Pertanto sarà percepita dalle persone a distanza di tempo. Facciamo un esempio concreto. La legge bavaglio vieterà di dare notizia d’indagine prima delle udienze preliminari. Questo vuol dire che verremo a conoscenza dei fatti solo dopo due o tre anni. Questa è la differita.

Basta parlare di politica però. Torniamo alla cronaca dei fatti. Il Brasile supera la Corea del Nord in una partita facile. Vince, ma non domina come dovrebbe perché i coreani, un minuto prima del fischio finale, segnano il goal della bandiera diventando i protagonisti dell’incontro. Belle azioni e qualche lacrima durante l’esecuzione dell’inno, quando l’attaccante Jong tae-Se si è commosso non riuscendo a trattenere l’emozione.

Bisogna tranquillizzare i tifosi coreani però. Tranquilli. Niente anticipazioni; nessuno vi dirà niente. E per essere sicuri di questo, nessuno parlerà del problema. Non si può rovinare la sorpresa. E poi the show must go on.

Niente di nuovo all’orizzonte


Ho già parlato nei precedenti post dei problemi che affronta e affronterà la carta stampa. In merito a questo tema, riporto l’articolo pubblicato su Repubblica.it il 14 giugno 2010.

A voi l’ardua sentenza…

FONTE

Ocse: sempre più giovani snobbano i quotidiani
Crollo della pubblicità, in Italia -18% in due anni

Più lettori di notizie sui siti nella fascia d’età 25-34 anni, ma dai 16 ai 24 tendono a evitare completamente la carta stampata, privilegiando i motori di ricerca. Il nostro tra gli ultimi Paesi per lettori di giornali, ma tra i primi per tempo dedicato alla lettura
di ROSARIA AMATO

ROMA – Non è ancora il momento di suonare le campane a morto per i quotidiani tradizionali. Sono le conclusioni di un rapporto dell’Ocse dal titolo “L’evoluzione delle notizie e di Internet”, che analizza l’evoluzione della carta stampata e dei giornali online negli ultimi anni, in particolare a cavallo della crisi. La stampa ‘resiste’ nonostante il 2009 sia stato un anno terribile per i quotidiani dei Paesi avanzati, con crolli spesso pesantissimi dei ricavi pubblicitari, a riflesso della recessione economica mentre in 20 dei 30 Paesi dell’area si registrano anche diminuzioni sul numero di lettori. Il calo più forte ha colpito la stampa quotidiana degli Stati Uniti, dove lo scorso anno rispetto ai livelli del 2007 le entrate pubblicitarie sono andate a picco del 30 per cento, a seguire la Gran Bretagna (-21 per cento) e la Grecia (-20 per cento). Molto pesante il calo anche in Italia, il quarto più forte secondo l’Ocse con un meno 18 per cento, anche se nella penisola il settore vanta un miglior bilanciamento sul peso delle inserzioni pubblicitarie rispetto al fatturato totale: rappresentano il 49 per cento contro il 57 per cento della media Ocse. Negli Usa fanno invece l’87 per cento dei ricavi totali.

Il rapporto analizza situazioni diverse, per cui ci sono casi in cui la diffusione di notizie via Internet viene considerata quasi una minaccia per l’approfondimento e il giornalismo tradizionale, e casi in cui costituisce una valvola di sfogo e di diffusione del libero pensiero, là dove le altre vie sono vietate da leggi restrittive. E ci sono casi di sempre maggiore integrazione: per esempio il New York Times ha rilevato che il 70 per cento dei suoi 1,1 milioni di utenti registrati sono anche sottoscrittori dell’edizione stampata. Tanto che, in termini globali, mettendo insieme Internet e carta stampata, i lettori negli ultimi anni sono aumentati.

Identikit dei lettori di notizie sul web. I lettori di notizie via Internet sono però in linea di massima diversi dai lettori di giornali tradizionali, sia come fascia d’età, che nello stile di lettura. Infatti, si legge nel rapporto dell’Ocse, Internet è la fonte principale d’informazioni per i giovani dai 16 ai 24 anni, che tuttavia non sono i principali lettori: leggono di più infatti nella fascia 25-34 anni. Tuttavia, secondo gli analisti dell’Ocse, si tratta di un tipo di lettura piuttosto irregolare, spesso superficiale, meno approfondita rispetto a quella dei quotidiani. Citando una ricerca effettuata nel Regno Unito, si rileva inoltre che “sebbene i giovani mostrino un’apparente facilità e familiarità con i computer, si affidano in modo preponderante ai motori di ricerca, guardano piuttosto che leggere e spesso non posseggono gli strumenti critici per valutare le informazioni che trovano sul web”.

Le percentuali. Qual è la percentuale dei lettori di notizie online? Nei Paesi Ocse si va da una percentuale minima del 20 per cento, a una media del 50 che però raggiunge picchi del 77 per cento (nella Corea del Sud). Si tratta di lettori che non pagano, “la volontà di pagare per le notizie online è bassa ma in crescita”: si citano i casi di successo, come quello del Wall Street Journal e del Financial Times. Mettendo a confronto gli utenti di Internet e i lettori di notizie online, la percentuale è però piuttosto bassa: in media solo il 5 per cento dei navigatori va sui siti alla ricerca di news.

Da dove vengono i ricavi. Dal punto di vista delle entrate, i quotidiani online hanno raccolto solo il 4 per cento della la pubblicità piazzata sulla stampa nella media dei Paesi dell’Ocse. E questo li rende deboli, considerato che attualmente in media i ricavi dei quotidiani vengono per il 57 per cento dalla pubblicità e per il 43 per cento dalle vendite. Tuttavia sono sempre più concreti i progetti di vendita delle news online, ricorda l’Ocse, senza contare il fatto che i giornali su Internet si stanno organizzando per vendere anche altri servizi ai propri clienti.

Ancora imponente il giro d’affari delle notizie. Il mondo delle notizie, per quanto colpito dal declino e dalla crisi economica, muove ancora un giro d’affari più che consistente: infatti nel 2009 la circolazione di notizie online e off line sommata alle entrate da pubblicità ammontava a 164 miliardi di dollari, più del giro d’affari della vendita di dischi (27 miliardi di dollari) dei videogame (55 miliardi di dollari), dei Dvd (85 miliardi). Però la crisi è arrivata per tutti: tra il 2007 e il 2009 il mercato dell’editoria ha perso il 30 per cento negli Stati Uniti, il 21 per cento nel Regno Unito, il 18 per cento in Italia, il 17 per cento in Canada. Tra i Paesi che hanno registrato cali inferiori l’Austria (-2 per cento), l’Australia (-3 per cento) e la Francia (-4 per cento).

Il Giappone è il Paese con più lettori di quotidiani. Tuttavia, in termini assoluti, il Giappone dal 2005 a oggi è diventato il Paese con “la più alta densità di lettori di quotidiani a pagamento nell’Ocse”, un primato che a lungo era stato detenuto dalla Norvegia. In Giappone circolano 526 quotidiani in media ogni giorno per 1000 abitanti, più dei 458 della Norvegia, dei 400 della Finlandia, dei 362 della Svezia e dei 292 della Svizzera. L’Italia con la Spagna è fanalino di coda: solo 90 quotidiani ogni 1000 abitanti. Ma l’Italia ha tuttavia un primato positivo nella lettura dei quotidiani: i pochi lettori di casa nostra leggono il doppio della media. Se infatti nella media Ocse si dedicano dai 20 ai 30 minuti alla lettura dei quotidiani, (solo in Spagna questo tempo medio scende a 18 minuti) gli italiani leggono molto più a lungo, ben 51 minuti, superati solo dai turchi (64 minuti).

Stampa locale in declino. Il declino della carta stampata emerge anche dalla riduzione del numero dei quotidiani, che è particolarmente accentuata per la stampa locale. In Francia, per esempio, si è passati dalle 153 testate locali del 1945 alle 56 del 2004, per la stampa nazionale la riduzione è da 26 a 10 testate. Nel 2008 venivano pubblicati nei Paesi dell’Ocse circa 4000 quotidiani. Tra il 2007 e il 2008 anche i quotidiani che hanno resistito hanno ridotto di molto le vendite. Ma ci sono le eccezioni, tra le quali l’Ouest in Francia, Usa Today e il Wall Street Journal. In linea di massima, a soffrire di più è la stampa locale, che tra il 2004 e il 2008 in tutti i Paesi dell’Ocse ha perso l’8,3 per cento contro il 2,8 per cento della stampa nazionale.

Come cambia l’informazione su Internet. Cresce invece la lettura delle notizie online. Ma per ora i siti d’informazione preferiti sono quelli collegati a network già conosciuti: per esempio in Gran Bretagna svetta la BBC, negli Stati Uniti i lettori preferiscono i siti Internet dei loro quotidiani preferiti. Che differenza c’è tra le edizioni scritte e quelle online? Il rapporto dell’Ocse dedica un capitolo all’analisi delle differenze, rilevando che, in genere, perdono terreno le notizie di interesse locale, c’è una maggiore omogeneità nelle scelte che viene compensata dal maggiore spazio dato ai commenti sia dei giornalisti (sotto forma di blog, spesso) che dei lettori. Si tende inoltre a privilegiare notizie di grande impatto, e si svalutano le inchieste e gli approfondimenti.

Diritto alla firma


Wonder Woman e Catwoman sono avvisate. Da qualche tempo circola in rete una nuova avvenente eroina, Akiko che non sa volare però si trova a dover combattere contro uno dei mostri più temibili della rete: Il diritto d’autore. In Bound by Law (“Vincolato dal diritto”) Akiko si renda conto che è praticamente impossibile evitare di includere immagini e brani sottoposti a diritti di autore, pena lo svuotamento di significato della stessa opera che vorrebbe realizzare.
Si tratta di un fumetto creato per spiegare le problematiche intorno al diritto d’autore da tre eclettici accademici americani: Keith Aoki, cartoonist e professore della Oregon School of Law, James Boyle, giornalista del Financial Times online e professore alla Duke Law School, Jennifer Jenkins, documentarista e direttrice del Duke’s Center for the Study of the Public Domain.

Cos’è il diritto d’autore?
Tutte le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o l’espressione, formano oggetto del diritto d’autore (art. 2575 c.c.).

Come funziona il diritto d’autore?
X e Y sono due artisti eclettici. X è la voce, Y suona la chitarra. Nei loro dischi rivisitano una serie di brani famosi. Sono tuttavia persone serie e vogliono fare le cose per bene, rivolgendosi alla SIAE per la tutela dei propri diritti d’autore.
Pagano così le quote dovute per l’iscrizione nonché quelle relative ai diritti degli autori di cui hanno utilizzato i pezzi. In compenso, quando viene venduto un CD, una quota del prezzo d’acquisto finisce alla SIAE che ne redistribuisce a sua volta una parte agli autori (o agli editori).
Questo meccanismo di protezione infatti è nato in un contesto nel quale la riproduzione e la redistribuzione delle opere erano operazioni complesse e costose. Oggi non è più così. La natura digitale del supporto delle opere consente a chiunque di riprodurle e distribuirle con grande facilità e a costi irrisori.
Il supporto digitale conferisce un nuovo attributo alle opere: la diffusione spontanea e immediata.
Dal punto di vista tradizionale la digitalizzazione è un disastro perché mina un modello consolidato di business. In un’ottica più ampia tuttavia rappresenta un miracolo, quello che per qualsiasi autore è certamente il primo dei desideri: che il proprio lavoro possa essere apprezzato dal maggior numero possibile di persone col minimo del costo.

Il diritto d’autore però non riguarda esclusivamente il mondo della musica.
La cultura del copia e incolla delle notizie dilaga. La necessità dell’immediatezza nella pubblicazione delle notizie rende più vulnerabile la qualità del giornalismo. Quanti sono oggi sull’intero volume delle notizie, articoli e servizi proposti online, quelli che non abbiano in qualche modo attinto a fonti internet senza che siano stati citati in modo appropriato le fonti in violazione del copyright? All’epoca di internet la nozione di fonte primaria sembra diventata obsoleta.

FONTI:
European Journalism Observatory

Insegnare Apprendere Mutare

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Diritto alla firma

Cosa NON farò da Grande?


“Io da grande vorrei fare la veterinaria perché mi piacciono gli animali. Poi vorrei fare la maestra così posso giocare tutto il giorno con i bambini. E poi quando sarò ancora più grande farò l’avvocato così guadagnerò tanti soldi”. Sara, 9 anni
Questa è Sara, una bambina di 9 anni che ha risposto con grande entusiasmo alla mia domanda: “Cosa vorresti fare da grande?” Forse qualcuno dovrebbe spiegare a questa bimba come funzionano le cose.

Prima di tutto bisognerebbe spiegarle che quando si diventa grandi, fare tre lavori diventa un sogno. Per cui meglio puntare a uno dei tre. E per scegliere cosa si vuol fare non bastano le aspirazioni personali ma bisogna guardare prima di tutto alle richieste di mercato: se ti piace leggere, disegnare o magari scrivere poesie questo non è un buon momento per farlo.

Bisognerebbe spiegarle che per diventare maestra non basta studiare tanto. Bisogna fare un concorso e una volta superato quello non si diventa immediatamente insegnanti ma si entra in una graduatoria degli idonei. Aspettando la propria chiamata, se si è fortunati, si possono fare supplenze annuali. Il tutto per mille euro al mese.

Bisognerebbe spiegarle che se le piacciono gli animali, forse è meglio tentare la strada del Dog-sitter. Secondo i medici veterinari, un neo-laureato oggi impiega mediamente tre anni per trovare un posto di lavoro che possa essere considerato stabile in termini di continuità e reddito. L’aumentare del numero dei professionisti rende la competizione tale da non garantire a tutti condizioni lavorative soddisfacenti.

Bisognerebbe spiegarle poi che il binomio avvocato/soldi non è più quello di una volta. Finiti gli studi si profilano anni di gavetta mal pagati (come in tutte le professioni). Ovviamente il cognome Ghedini o Taormina potrebbe aiutarla parecchio.

Infatti bisognerebbe spiegarle come funziona l’Italia, che è un paese fondato sul lavoro (dei propri genitori) e sulla fortuna. Perché, mia cara Sara, se sei fortunata erediti il lavoro della tua mamma e del tuo papà che intanto ti hanno aperto la strada. In questo caso stai pure tranquilla, non c’è bisogno di studiare. Se invece sei testarda e vuoi provare a fare quello che ti piace, allora meglio andare all’estero dove forse hai più possibilità.

Sara è una bimba di oggi. E come ogni bimba va matta per le storie. Allora forse dovrebbe sentire la storia di Maria, una giovane di Roma, laureata con 110 e lode e conoscenza certificata di quattro lingue che a settembre si trasferirà in Inghilterra per un master di ricerca grazie ad una borsa di studio del governo inglese, che non solo le paga le tasse universitarie ma anche una borsa di studio di 6000 sterline annue; oppure potrebbe sentire la storia di Roberto, un commesso di un negozio di telefonia dalle 9 alle 20, in prova, con una laurea e un master internazionale. Niente magie, né fate né bacchette magiche.
Ho omesso un particolare. La piccola Sara è nata e vive al Sud. Forse allora sarebbe meglio farla sedere perché, in questo caso, le cose da spiegare non sono ancora finite.

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Cosa non farò da grande

Partita scaccia esami


Doveva essere un’amichevole. E così è stata la partita di calcio giocata ieri pomeriggio tra i ragazzi del corso di giornalismo dell’Università di Parma. Non me ne vogliano i miei colleghi, ma di spettacolo se ne è visto molto poco. In compenso però tanti goal (9 in tutto), soprattutto nel finale di partita quando la stanchezza ha preso il sopravvento.

marcatori
aut. milanovic (mt), crosali (awa), armento (awa), trupo (mt), corvetta (mt), armento (awa), ingargiola (awa), crosali (awa).

PAGELLE

all white athletic
zanelli 7,5: è la media tra il 10 da portiere e il 5 da giocatore di movimento. autorevole in porta e in campo, ma con risultati diametralmente opposti. in porta dette legge, sicuro tra i pali e nelle uscite alte. richiama costantemente la sua difesa all’attenzione e non perde mai la concentrazione. anche quando si muove in campo fa della sapienza tattica la sua arma prediletta, ma sbaglia troppo, incartandosi ignominiosamente solo davanti al portiere. leader.

fochi 6,5: in realtà sarebbe da 6 perchè non brilla particolarmente, tuttavia merita 1/2 punto in più per l’umiltà e la disponibilità da tuttofare: lo vedi a bordocampo, in panchina, in porta, al volante, in difesa, perfino inatteso incursore in avanti. gravi responsabilità sul primo goal subito, si riscatta con una gara tutta temperamento e diligenza tattica, ubbidiente ai richiami di gaspare che gli urla di continuo: “a destra!”. suscita stupore un’invenzione di tacco a centrocampo. caparbio.

ingargiola 6,5: spesso in difficoltà con trupo, che affronta con azioni sempre ai limiti del fallo. per gli altri invece non c’è scampo: contrasta, lotta, respinge. e infatti appena si concede un’incursione in avanti la squadra prende goal. poche le iniziative tecnicamente degne di nota, a parte un delizioso lancio in profondità per marco non sfruttato adeguatamente. nel finale impreziosisce la sua prestazione con una botta sul secondo palo da appena dentro l’aerea che termina sotto l’incrocio. tignoso.

armento 8,5 (MVP): ad un certo punto lo si vede recuperare palla nella propria area, passarla a centrocampo ad andrea e nel frattempo scattare, andando a prendere il passaggio di ritorno in piena area avversaria. motorino instancabile e inesauribile, benzina pura nel motore della squadra. è l’unico a non soffrire la calura e a sostenere con costanza le due fasi di gioco dall’inizio alla fine. mette anche a segno una doppietta con quello che chiameremo “movimento armento”: scatto in profondità, avversario puntato centralmente, accelerazione ad aggirarlo alla sua destra, diagonale sul secondo palo. oltre alla doppietta, tante altre azioni pericolose. avesse una mira ai livelli della sua corsa, sarebbe di un’altra categoria. unico appunto, una malsana tendenza a perdere l’uomo in difesa. eurostar.

crosali 7: nonostante le autogufate “sono scarso non corro non ce la faccio” (che si tira addosso da solo e che confondono avversari e compagni), andrea gioca una partita generosa e lucida nella finalizzazione. si spende in attacco in un pressing su tutta la difesa avversaria, torna anche dietro a prendere palla e rilanciare l’azione. da un suo recupero in pressing nasce il primo dei due goal di marco, che poi assiste anche in occasione del secondo. doppietta personale da uomo d’area. decisivo.

maccabi trupo
milanovic 4,5: più che discreto da portiere, inaffidabile da difensore centrale. colpevole su almeno 2 goal, si lascia saltare più volte da marco, restando pressochè immobile. forse condizionato da un infortunio. piantato.

ranauro 6,5: gioca l’intero match in condizioni fisiche precarie, a causa di un iniziale colpo di calore. per questo, lo si vede nell’inedita veste di portiere, e non se la cava affatto male. salva il salvabile, con gli avversari che negli ultimi 20 minuti gli arrivano da tutte le parti. bersagliato.

d’adamo 6: interessanti i suoi movimenti in attacco, dove cerca di mettere in difficoltà i difensori avversari con finte e scatti continui, che tuttavia rimangono spesso senza costrutto. in sostanza non incide per quanto potrebbe, in proporzione agli spazi che riesce a procurarsi. suo il lancio per il goal di trupo. importanti alcuni suoi recuperi dietro. disperso.

corvetta 6,5: è il fochi della sua squadra: si spende in tutti i ruoli, lotta in difesa, pressa e fa movimento in attacco, suda e si sbatte. timbra anche il cartellino. soldatino di livio.

trupo 7: mezzo punto in meno per le frequenti proteste. ma è il trascinatore della squadra e il regista di tutte le trame offensive. indossa anche le vesti del finalizzatore quando sorprende zanelli (qui all’unica incertezza) con un delizioso tocco volante su lancio dalle retrovie. il suo tocco di palla e i suoi dribbling nello stretto creano spesso una superiorità mal sfruttata dai suoi compagni. sbagliati alcuni stop decisivi. insoddisfatto.

[ VOTI PAGELLE DAL SITO http://questoblognondiceniente.blogspot.com/2010/06/all-white-athletic-maccabi-trupo-6-2.html ]

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