Posts Tagged ‘pubblicità facebook’

Have you got anything without SPAM FACEBOOK in it?

[vedi NOTA di fine articolo]

A sentirlo pronunciare, l’ansia e il fastidio aumentano. Riceverlo è tutta un’altra cosa. Eppure, nel lontano 1970, il termine Spam aveva suscitato ilarità. Nessuno tra i presenti era consapevole di cosa succedesse. Si stava coniando il nome di quello che verrà definito il male moderno di internet.
I virus ormai sono stati combattuti. Al loro posto lo spam, “batteri” che attaccano il corpo come soldati: Ininterrottamente e senza sosta.

Il principale scopo dello spamming sono le offerte commerciali, ovvero la pubblicità che uno spammer, cioè l’individuo autore dei messaggi spam, invia a migliaia di indirizzi e-mail. Questi indirizzi sono spesso raccolti in maniera automatica dalla rete mediante appositi programmi, ottenuti da database o semplicemente indovinati usando liste di nomi comuni. Il tutto senza il permesso del destinatario.

Come ogni batterio, anche lo spam è duro a morire. Si adatta all’ambiente in cui si trova ma soprattutto riesce a trovare vie alternative per la sua diffusione. Per cui non stupisce che la sua strada abbia incrociato quella di Facebook, il socialnetwork più usato al mondo, con 300 milioni di utenti, contatti, bersagli.
Forse, se avesse combattuto da solo, lo spam avrebbe perso in partenza. Ma l’allenaza con il phishing (“spillaggio” di dati sensibili) ha permesso di conquistare il terreno su cui navigano una infinita quantità di dati personali.

Il potenziale dello spam si misura attraverso le pagine fan. Le pagine fan sono il profilo ufficiale di un’ “azienda” all’interno di Facebook e vi si iscrivono gli utenti in qualche modo legati all’azienda o al marchio. Oltre ad inserire informazioni sulla propria attività, nelle pagine fan sono riportate anche le attività recenti, le note e le recensioni.

Il valore di una fan page è dato dai contenuti che gli utenti Facebook inseriscono nel proprio profilo. Contenuti commercialmente ambiti. Così numerosissimi gruppi fanno la corsa agli utenti per poi passare ad un mercato alternativo.
Il blog News And Trick, che segue da tempo la vicenda, ha carpito una sorta di listino dei prezzi, che risultano variare a seconda della specificità del target di mercato inquadrato nella pagina in vendita: un generico “Tot fan entro entro x” verrebbe retribuito in media con 0,002 euro a profilo, mentre un target più circoscritto (una fascia di età, un genere musicale ecc.) può far lievitare il prezzo fino a 0,1 euro a fan.

Citando qualche esempio scovato da FaceBook, il gruppo “Nessuno ha ancora capito cosa ha di strano questo PUFFO” è stato venduto partendo da una base d’asta di 50 euro, mentre “FERMIAMO IL MASSACRO DELLE BALENE – SERVONO 10.000.000 DI ISCRITTI!!!” ha mosso i sentimenti di oltre 235 mila utenti ed è stato messo in vendita partendo da 100 euro (e battuto il 19 aprile presumibilmente su valori ancora più elevati).
In generale quello che fanno le fan page incriminate è vero e proprio data mining, l’attività per cui si ottengono dati relativi a utenti particolarmente “innocenti”, che senza pensarci due volte rendono accessibile email e altri contatti che hanno un certo valore per spammer e marketing.

Anche i profili – ovviamente falsi e solitamente di bella presenza – hanno un appeal economico e arrivano ad essere venduti per un prezzo che arriva in media a circa 0,01/0,02 euro ad amico. Accanto agli annunci di vendita anche i suggerimenti per i possibili utilizzi: incrementare il numero di fan alla vostra pagina, gli utenti di un gruppo, oppure aumentare le visite ad un sito linkandolo nelle bacheche.

Come riportato dal Times Online, la Cisco prevede che a livello mondiale nel 2010, il traffico di spam possa aumentare dal 30 al 40 per cento rispetto ai volumi del 2009 e la maggior parte si anniderà proprio tra i social network.

In attesa della contromossa da parte del web “buono” non resta che prevenire, facendo, come sempre, attenzione ai sintomi.

[NOTA: Il termine trae origine da uno sketch comico del Monty Python's Flying Circus ambientato in un locale nel quale ogni pietanza proposta dalla cameriera era a base di Spam (un tipo di carne in scatola). Man mano che lo sketch avanza, l'insistenza della cameriera nel proporre piatti con "spam" ("uova e spam, uova pancetta e spam, salsicce e spam" e così via) si contrappone alla riluttanza del cliente per questo alimento, il tutto in un crescendo di un coro inneggiante allo "spam" da parte di alcuni Vichinghi seduti nel locale.
I Monty Python prendono in giro la carne in scatola Spam per l'assidua pubblicità che la marca era solita condurre. Nel periodo dell'immediato dopo II guerra mondiale, questo alimento costava poco ed era parte integrante della dieta della famiglia tipica inglese, specialmente a prima colazione per l'English breakfast. Il contenuto e l'origine della carne 'spam' era un mistero. Ma sicuramente, in un certo periodo la Spam era ovunque, da qui lo sketch dei Monty's e successivamente l'adattamento informatico alla pubblicità non desiderata. Notate l'ambientazione dello sketch a conferma dell'epoca in questione e il livello sociale. Infatti, John Cleese, intellettuale che legge alla fine, viene cacciato in malo modo.]

PER SAPERNE DI PIU’:

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.