[ATTENZIONE: IL TESTO CHE SEGUE NON SEGUE IL CRITERIO DELL'OBIETTIVITA']
Fa parlare la legge bavaglio. Fa parlare tutti perché vuole zittire alcuni. Zittisce la magistratura a cui lega le mani. Zittisce i giornalisti a cui imbavaglia la bocca. E zittisce l’opinione pubblica: le orecchie non sentono, la bocca non parla, la mente non pensa.
Non ci saranno più inchieste, e di quelle poche che esisteranno non si potrà neppure fare la cronaca. Verba volant. Ma no verba vola ancora di più.
Cosa succederà se il ddl sulle intercettazioni verrà promosso (in meno tempo rispetto a Riccardo Bossi) a legge a tutti gli effetti?
I pubblici ministeri dovranno avere in mano “evidenti indizi di reato” per poter chiedere ai giudici di mettere un telefono sotto controllo. Non basteranno più indizi vaghi o semplici ipotesi investigative. Il magistrato dovrà essere effettivamente certo che la persona da ascoltare è in effetti colpevole. Per avere una prova bisognerà fornire delle prove: un paradosso illogico.
Per microfonare un luogo bisognerà avere “prima” la prova che lì, giusto in quel posto, si sta commettendo un reato.
E non basta. Vi dovrà essere il fondato motivo che il proprietario del luogo è a conoscenza di quanto avviene.
Quando poi un pm sarà comunque riuscito a superare gli ostacoli incrociati delle autorizzazioni ecco che il suo ascolto, dopo 30 giorni, dovrà essere di nuovo confermato. E lui dovrà dimostrare che quella proroga è proprio necessaria, che ha comunque già acquisito qualche novità in grado di comprovare che la registrazione stessa è necessaria. Potrà ottenere solo 45 giorni, e solo in casi eccezionali altri 15 giorni, ripetendo ogni volta la stessa procedura.
Il bavaglio vero e proprio riguarda il fatto che il pm non potrà più parlare delle sue inchieste. Pena abbandono del fascicolo. E se per caso uno dei suoi indagati, con il solo obiettivo di toglierselo di torno, dovesse denunciarlo e lui venisse iscritto nel registro degli indagati (remake dell’ostracismo Ateniese”), anche in quel caso diventerebbe non più idoneo.
E l’informazione? Pubblicazione degli atti delle indagini preliminari, ma solo per sintesi e a condizione che siano stati messi a disposizioni delle parti, e niente carcere per i giornalisti (il testo originale prevedeva carcere fino a due mesi).
I processi non potranno più essere ripresi né fotografati. Basterà che uno degli indagati si opponga, che rivendichi il suo diritto alla privacy, che videocamere e macchine fotografiche saranno sgomberate. Si tornerà ai disegnatori, come succede in Francia e negli Usa.
Nessuno poi potrà più registrare una conversazione se non avvisando prima l’interlocutore. Altrimenti in cella fino a quattro anni (D’Addario avvisata).
Queste sono solo alcune delle clausole previste dalla legge che colpisce gli onesti, “mentre sia debitori che delinquenti possono camminare liberamente senza essere vigilati” (John Milton insegna).
La legge sta mobilitando una parte dell’opinione pubblica (l’altra metà è intenta a festeggiare le vittorie dell’Inter).
Una valanga di mail inviate alla Presidenza della Repubblica per chiedere a Giorgio Napolitano di “non firmare il Ddl Alfano sulle intercettazioni”. A lanciare il mailbombing è il gruppo “Valigia Blu”: “Data la gravità della situazione riteniamo necessario non lasciare nulla di intentato”. E la mobilitazione continua. Più di 150mila cittadini hanno sottoscritto l’appello “Libertà è partecipazione informata”.
Forse non servirà a niente. Anzi sicuramente la legge verrà approvata. Perché alla fine i più furbi vincono sempre. Allora il problema non sarà tanto la legge in quanto tale, ma sarà il fatto che ci si adatterà a vivere nonostante tutto.
Bisogna continuare a parlare però. Perchè chi parla fa rumore. E chi fa rumore da fastidio.
E’ il silenzio degli innocenti che deve fare paura.

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