Questa volta non c’è stato bisogno degli occhi di un bambino. La nudità era così palese che lo stesso Re ha dovuto auto smascherarsi. Google, sovrano incontrastato del web ha fatto mea culpa confessando di aver intercettato “involontariamente” le attività on-line degli utenti di reti pubbliche Wi-Fi tramite le antenne delle Google-mobili, quelle che dal 2007 sono mandate in giro per le strade di tutto il mondo al fine di creare mappe fotografiche, a disposizione del web.

Google è tornata quindi sui suoi passi. Inizialmente aveva respinto l’accusa, lanciata dal garante per la privacy tedesco Peter Schaar, di registrare dati identificativi delle apparecchiature wi-fi e rilevando come “rilevazioni di quel tipo sono compiute da altre società e non hanno nulla di illegale, visto che l’indirizzo e il nome di una rete wireless sono dati pubblici individuabili da chiunque”.
Un’ammissione che alimenta nuove perplessità sulla salvaguardia della privacy in rete. Il cambio (o la perdita) d’immagine da parte di Google sembra ormai inevitabile.
IL PIU’ GRANDE MOTORE DI RICERCA (CHE POI MOTORE DI RICERCA NON E’)
Che Google sia un’azienda estremamente dinamica è sotto gli occhi di tutti. Il motore di ricerca, primo servizio fondamentale di Mountain View, rimane centrale, ma attorno ad esso si sono aggiunti sempre più servizi web-based, dalla mail ai documenti condivisi, dall’album fotografico alle mappe, fino al browser Chrome, e ai sistemi operativi, Chrome OS e Android. Ormai non una semplice azienda, ma una “azienda ovunque”.
Per Google l’advertising è tutto. Tutti i servizi, da Gmail ad Android, puntano a tenere la gente sul web per massimizzare i profitti. Questo modello di business ha permesso di proporre agli utenti servizi gratuiti. E contro ciò che è gratis competere non si può. Apple e Microsoft devono prenderne atto.
Nato come uno dei tanti, in pochissimo tempo Google si è imposto come protagonista assoluto del web, comprando la concorrenza in tempi strettissimi. Si perché nell’era del web non si mangia l’alfiere avversario, ma lo si fa giocare direttamente nella propria squadra. Il tutto per accrescere il proprio business. Solo quest’anno sono passati sotto la tutela Google ReMail, per la ricerca sulla mail mobile, e Picnik per il fotoritocco.
Oggi però Google deve difendere la propria immagine, non più immacolata. Troppe violazioni, troppi passi falsi. Il “Role Sole” che sembrava intoccabile, deve cambiare strategia se non vuole fare la fine di ogni sovrano.

