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GiornalismO da RingiovanirE

Secondo giorno di attività per l’International Journalism Festival, il festival del giornalismo che si svolge ogni anno a Perugia. Fondato nel 2006, il festival ha come obiettivo quello di analizzare l’andamento di temi quali giornalismo, informazione, libertà di stampa, democrazia secondo il modello 2.0 ovvero un confronto tra chi fa giornalismo e chi ne usufruisce: cittadini, lettori, studenti ma anche professionisti del settore.


La promozione dell’evento, fondato da Arianna Ciccone e Christopher Potter, avviene solo attraverso i canali moderni: social media e social network.
Uno dei dibattiti su cui verterà il festival sarà incentrato sull’argomento Giovani e Giornalismo. Ad oggi il giornalismo italiano è riservato solo alla carta stampata che si presenta come una casta chiusa che lascia fuori il mondo dei giovani. Il web offre strumenti e mezzi per un nuovo tipo di giornalismo, declassato però in serie B.
“Abbiamo riscontrato come l’informazione su internet, in quanto gratuita, ha rilanciato la domanda di professionalità: la richiesta è di avere una selezione e una verifica delle notizie. E i vantaggi di informarsi su internet sono la facilità, la velocità, l’allegria, la molteplicità, l’autonomia e l’originalità. Internet ha inoltre dimostrato che non c’è bisogno di essere iscritti all’Ordine per scrivere”. Parole di Enrico Finzi, presidente di Astra Ricerche.
Ad appoggiare questa tesi le parole di Francesco Piccinini, Docente all’Ecole Superieure de Gestion di Parigi e direttore di AgoraVox, sito internazionale di «citizen journalism: “Spesso mi chiedo perché, almeno nelle redazioni web, non si sia lasciato spazio alle nuove leve. Ragazzi che parlano le lingue, che studiano all’estero, che sono veloci su internet, che sanno scrivere o realizzare video specifici per questo mezzo.

Che possibilità ha il giornalismo di ultima
generazione (fatto di blog, social network, citizen journalism) di far concorrenza al
giornalismo tradizionale?

Ecco a confronto l’opinione di professionisti e dilettanti.

PAOLO FERRANDI, vice-caposervizio alla “Gazzetta di Parma” e docente di “Teoria e tecnica del linguaggio giornalistico” alla facoltà di Lettere dell’Università di Parma.

“A mio parere il problema del citizen journalism – per come si sta sviluppando – è che manca di risorse e di routine professionali adeguate. Non è tanto un problema di credibilità, quanto di investimento – in tempo, denaro, professionalità ecc. – nel progetto.

Questo però non vuol dire che il citizen journalism sia una mera utopia. Piuttosto che probabilmente è adeguato per alcuni tipi di notizie – per esempio mi pare molto interessante a livello di giornalismo locale – e non per altre, come per esempio le storie di cronaca nera, dove la professionalità è anche avere fonti confidenziali fidate e credibili. E pure un certo calcolato cinismo che ti viene con anni di mestiere.

In più molte volte il citizen journalism sconta l’entusiasmo messianico degli aspiranti giornalisti i quali molte volte dimenticano che un atteggiamento più distaccato rende il lavoro più accurato. L’entusiasmo, poi, purtroppo svanisce piuttosto velocemente e – proprio quando è il momento stringere i denti e andare avanti, magari anche solo con il mestiere – l’intera impalcatura rischia di crollare.

Insomma, il citizen journalism è un mezzo adeguato per certi scopi. E in molte occasioni può essere un prezioso serbatoio di entusiasmo e di punti di vista nuovi e visioni fresche sulle notizie. Ma non deve essere un assoluto. Anche perché il mestiere del giornalista mal sopporta gli assoluti”.

MASSIMILIANO TARANTINO, docente di “Linguaggio del giornalismo” presso la facoltà di Lettere dell’Università di Parma. Iscritto all’albo dei giornalisti, attualmente è alla Direzione delle Relazioni Esterne di Telecom Italia di Milano.

“Credo che i nuovi media stiano determinando un cambiamento sociale profondo,
dotato di un buon tasso di imprevedibilità e imparagonabile a qualsiasi altro
fenomeno di comunicazione avvenuto nel passato: si tratta di una
rivoluzionaria forma d’arte comunicativa generica e partecipativa che
coinvolge miliardi di soggetti contemporaneamente, come mai accaduto prima al
mondo.

LELIO ALFONSO,, docente di “Informatica applicata al giornalismo” presso la facoltà di Lettere dell’Università di Parma. Ex vicedirettore della Gazzetta di Parma e co-fondatore di Binariocomunicazione, attualmente direttore delle relazione esterne di Rcs.

L’ecosistema determinato da questi nuovi linguaggi è un grande fattore
di crescita potenziale per i giovani che vogliono introdursi nel mondo della
comunicazione. Sono state abbattute tutte le tradizionali ortodossie legate
alla professione; l’inventiva e l’intraprendenza delle nuove generazioni,
associata a queste nuove forme di tecnologia, possono essere l’occasione per
un cambio di passo nel coinvolgimento delle nuove generazioni nella società
del futuro, anche in un tessuto sociale e politico rigido, autoreferenziale e
gerontofilo come quello italiano.”

Il mito del giornalismo ha sempre attratto i giovani (parlo per testimonianza diretta) ed è giusto sia così, vista la creatività che consente e la sua importanza anche a livello sociale. Purtroppo le strade di accesso alla professione sono a dir poco dissestate. Colpa della crisi dell’editoria, senz’altro, ma anche di un lentissimo ricambio generazionale, di investimenti su media nuovi non solo nel senso tecnico, ma anche concettuale, della polverosa logica similburocratica che presiede il settore, specie in Italia. Insomma, fare il giornmalista non è facile, iniziare a farlo è davvero difficilissimo. Ma è giusto insistere perché resta un mestiere (più ancora che una professione) affascinante.

GIULIA VIVIANI, collaboratrice per la “Gazzetta di Parma”:

“Non è tanto difficile entrare nel mondo del giornalismo quanto fare in modo che questo diventi un vero lavoro. Molti giornali cercano spesso collaboratori, ne assumono più di quelli che servono solo per garantirsi la copertura di tutte le notizie e per avere più possibilità di reperirne di nuove.

Questo significa grande concorrenza tra i collaboratori, stipendi variabili di mese in mese e comunque sempre irrisori. Poi c’è il problema di darsi una definizione. All’estero molto più facilmente ci si può presentare come giornalisti, qua con l’albo professionale passano anni (e soldi) prima che ci si possa definire tali, pur con l’esperienza sul campo e i vari titoli di studio.

Il citizen journalism è un fenomeno interessante, da tenere sott’occhio. Personalmente ho reperito spesso notizie attraverso quello che viene pubblicato dagli utenti dei social network o da blogger. Verificare la fonte è sempre d’obbligo. Questo fa la differenza”.

GIUSEPPE CARO, collaboratore e giornalista per parmaOK.it:
“Farsi strada nel mondo del giornalismo non è per niente facile. Oggi la tecnologia permette ai giovani di avere più possibilità di fare questo mestiere. Sia che si tratti di web o di carta stampata, a far la differenza è sempre la qualità dei contenuti. E per questo, la gavetta è d’obbligo”.

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