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Imbavagliare internet

In Cina, un ragazzo del liceo potrebbe avere un’ottima giustificazione per non aver fatto i compiti. La ricerca sul tema “Democrazia” non ha portato nessun risultato. Niente nota, niente ricerca, niente democrazia.

Con 253milioni di internauti la Cina è da poco il primo paese al mondo per uso della rete. Il potenziale è immenso, ma il tasso di penetrazione in internet è solo il 19,1%.
Il gigante sistema intranet gestito dalle autorità cinesi chiamato “scudo d’oro”, è lo strumento di controllo del Web più sofisticato al mondo.
L’OpenNet Initiative (organo di ricerca con l’obiettivo di monitorare la libertà dei sistemi internet nel mondo) ha rilevato che il sistema cinese possiede numerosi centri di controllo che permettono di filtrale il flusso di accessi in entrata e in uscita dal paese. Una seconda “muraglia”, questa volta virtuale, che ad oggi fa più scalpore della prima. Il filtraggio avviene a tre livelli: blocco del nome dei domini, di indirizzi Url e di parole chiave. Ma ciò che più impressionante è che il sistema di filtraggio funziona su parole chiave di attualità. Esse sono ri-attualizzate ad una velocità tale da permettere di controllare continuamente i nuovi contenuti giudicati ‘sensibili’.
Come la storia insegna però, anche questa volta “Golia” con gli occhi a mandorla, ha trovato sulla strada il suo rivale “Davide”, con cittadinanza americana. “Google”, il gigante delle ricerche su Internet ha interrotto la censura, dirottando i suoi servizi su Hong Kong, che è esente da censura. Anche se non è un vero e proprio abbandono, sicuramente si tratta di una forte avvisaglia che Google prima o poi uscirà definitivamente dal mercato cinese, se il governo continuerà a costringerlo a censurare i risultati delle sue ricerche in rete. Questa sfida fatta pubblicamente, avrebbe compromesso per sempre i rapporti con la Cina, se a farla fosse stata una qualsiasi azienda straniera. Ma Google non è un’azienda qualsiasi. E il governo Cinese ne è consapevole.

E IN ITALIA?

Al momento è un progetto di legge, il nr. 2195, dell’onorevole Gabriella Carlucci (PDL) regolarmente depositato alla Camera dei Deputati l’11 febbraio scorso che intende “assicurare la tutela della legalità nella rete Internet” delegando al Governo “l’istituzione di un apposito comitato presso l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni”.

Ogni testo postato online viene ricondotto ad un cittadino della rete, vietando di fatto la possibilità di esprimersi in maniera anonima. In particolare introdurrebbe il divieto di “effettuare o agevolare l’immissione nella rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima”. Inoltre la legge estenderebbe la responsabilità di eventuali reati, danni o violazioni amministrative commessi da internauti anonimi anche ai “soggetti che, anche in concorso con altri operatori non presenti sul territorio italiano, ovvero non identificati o identificabili, rendano possibili questi comportamenti (leggasi gli internet service provider e fornitori di accesso e contenuti e social network). Come dire: la rete non si può censurare, ma i cittadini si.

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