SOTTOLINEO CHE HO L’AUTORIZZAZIONE SCRITTA DELL’AUTRICE DEL POST, CHIARA VITALI.
HO TROVATO INTERESSANTE IL SUO POST, COSì LO PUBBLICO (GIUSTO PER FARE NUMERO °_°)
ATTENTI A QUELLO CHE DIGITATE
Non ho molto tempo per cercare in rete o sui quotidiani una notizia da approfondire qui, come credo tutti coloro che domani devono sostenere due esami; non voglio, però, abbandonare il mio blog proprio il giorno prima del confronto (chiamiamolo così, è meno minaccioso) con il professore, quindi mi sono ricordata di un libro che avevo letto per un altro esame, Dilettanti.com di Andrew Keen (De Agostini, Novara, 2009). Mi è piaciuto in modo imbarazzante e lo cito tutte le volte che voglio avvertire qualcuno sui pericoli di internet. In particolare, ne ricordo un pezzo molto inquietante, a cui ho pensato anche quando ho “dovuto” aprire questo spazio. Lo riassumo:
Nella primavera del 2006 Tizia, sposata, conosce virtualmente un altro uomo, con cui inizia a flirtare e che infine decide di incontrare: tra marzo e la fine di maggio la donna texana fa 2393 domande a un motore di ricerca, AOL, per esempio E’ giusto fare sesso al primo incontro con un amante virtuale?, Cosa piace agli uomini? Il sesso con il mio amante virtuale è stato terribile, Dio punisce l’adulterio? e altre questioni intime relative al corpo maschile e femminile e alla sessualità in generale.
Peccato che a causa di un disguido tecnico, tutto ciò, comprese le mutandine che usa e molto peggio, sia stato reso pubblico sul web.
Questa vicenda mi fa rabbrividire e mi ha reso molto paranoica, non perchè le mie ricerche tramite Google siano particolarmente strane o scabrose, ma perchè qualsiasi oggetto di ricerca, senza essere contensualizzato, può dare origine a imbarazzanti malintesi.
Se scrivessimo giorno per giorno le ricerche che facciamo in Internet, sarebbe come tenere un diario: ogni ricerca nasce da un certo umore, da una necessità, da una voglia, e sarebbe una scioccante violazione della privacy se tutto ciò venisse pubblicato.
Ormai si sa che non si può mai cancellare totalmente le nostre tracce dal mondo virtuale, men che meno se si è tecnologicamente inabili come me; immaginate quindi la mia faccia quando ho letto questa vicenda, anche se sono sicura che i ragazzi dovrebbero avere più paura di me…Vero?!?!

